19 11 2016

# Imparare dal Medioriente: lezioni di un Ambasciatore

La Residenza Accedemia di Milano ha avuto il piacere di ospitare in sede, la sera di mercoledì 9 novembre, l’Ambasciatore Adriano Benedetti e il prof. Massimo Caneva. Oggetto dell’invito, una riflessione sugli sviluppi recenti della situazione mediorientale.

Nel giorno dei risultati delle elezioni americane, la sorpresa per l’esito imprevisto, sentita tanto dalla platea quanto dagli ospiti, ha spinto l’Ambasciatore ad aprire l’incontro commentando la vittoria di Trump e le possibili ricadute sull’Europa.

Le maggiori preoccupazioni dell’Ambasciatore si sono focalizzate sulla possibilità che si svilisse il ruolo della NATO, con una progressivo allentamento da parte degli Stati Uniti. L’Alleanza Atlantica sarebbe, infatti, un contrappeso indispensabile perché l’Europa possa parlare con forza adeguata alla Russia, che nonostante i limiti della sua economia, conserva un esercito moderno ed imponente. Pesa infatti la divisione dei Paesi europei in temi di esteri e difesa, che proprio nella NATO troverebbe un fortunato argine.
Riguardo al Medioriente, la vittoria di Trump, molto più incline, rispetto alla Clinton, al dialogo con Putin, costituirebbe un fattore di distensione. La pace in Siria non potrebbe infatti prescindere da un accordo tra Stati Uniti e Russia.

Delineare gli scenari di politica estera della nuova Presidenza sarebbe un compito arduo, data la peculiarità del personaggio, tuttavia, pur con grandi incertezze, qualcosa si può immaginare sulla base delle dichiarazioni di campagna elettorale. Trump sembra fare proprie alcune tendenze isolazioniste della cultura politica americana, proseguendo sul sentiero di graduale ridimensionamento del ruolo degli USA come garanti dell’ordine internazionale, già avviato da Obama.
Infine, l’Ambasciatore ha concluso l’intervento citando i due motori profondi della grande instabilità che ha attraversato il Medioriente fin dal dopoguerra: la rivoluzione komehinista e la scoperta delle riserve petrolifere. La prima ha innescato un nuovo protagonismo regionale da parte degli sciiti, generando continue tensioni con la componente maggioritaria sunnita, di cui la Siria è solo l’ultimo capitolo. La seconda ha stravolto gli equilibri socio-economici interni e surriscaldato qualsiasi attrito, attribuendo alla regione un’importanza economica e strategica senza precedenti.

L’intervento del prof. Caneva, condotto con una vena particolarmente affabile, ha avuto come oggetto principale la cooperazione. Il Professore ha dapprima ironizzato sul metodo delle università anglosassoni, fatto proprio da alcune università private italiane, che darebbe troppo peso alla competizione e troppo poco alla cooperazione, per poi entrare nel merito dei limiti che si affrontano nel campo della cooperazione internazionale.

Le Nazioni Unite si mostrano talvolta incapaci di passare dalle analisi ai processi di distensione. Più efficace sarebbe un approccio onnicomprensivo, meno legato a ragioni e torti contingenti.

L’invito rivolto ai Residenti è di sforzarsi a vedere il punto di vista anche di chi sembra più lontano. Persino un atto terroristico, platealmente ingiustificabile, si può leggere in termini diversi, se contestualizzato in vite profondamente dolorose, di persone che fin dall’infanzia hanno subito i dolori della guerra e non hanno, quindi, gli strumenti per ragionare in termini diversi. La cooperazione non è infatti la pretesa di una pace facile, ma un lavoro lento e graduale, in primo luogo umano, solo in secondo luogo politico.
L’Ambasciatore ha poi ripreso parola per una riflessione più personale, parlando della necessità di giovani che vivano davvero, nel quotidiano, valori e ideali importanti. Dovere dell’anziano è spingere le nuove generazioni a cercare orizzonti ampi, di onestà, laboriosità e speranza, senza i quali la società vacilla. Ma solo i giovani, avendo davanti a sé moltissimo da vedere e vivere, sono costitutivamente capaci di un progetto e di nuove soluzioni a lungo termine.

La serata si è conclusa con l’invito a far fiorire, con il proprio lavoro, questa grande e appassionante responsabilità.


Bernardo Mottironi